Francesco Martinelli

Scenografo

Biografia

Francesco Martinelli nasce a Brescia il 31 gennaio 1972; viene iniziato all’arte della pittura ancora giovanissimo dal pittore Vittorio Ferrari. A vent’anni, mentre consegue il Diploma di maturità in Decorazione Pittorica, si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano alla cattedra di Pittura con il prof. Diego Esposito; in quegli  anni  si avvicina tecnicamente ai materiali fotosensibili senza allontanarsi dal disegno, e approfondisce  la “tensione” di sempre verso il sacro.  L’anno seguente la tesi di diploma di Pittura, pubblica con l’editore Nuovi Autori di Milano il libro “Pleroma”. Il libro vuole essere una riflessione narrata sulla complessità dell’esistenza con parentesi sull’arte. 

Nel 2002 avviene l’incontro con la terra cruda nel nord della Spagna in un momento particolare della sua vita. Questo felice incontro gli permetterà il passaggio da materiali chimici con immagini bidimensionali a materiali naturali con opere tridimensionali. L’idea si incarna, si trasforma da intuizione ad attuazione come bisogno urgente di verità. Il colore rimane nelle opere un elemento molto importante, residuo amorevole della sua prima passione : la pittura, che nelle sculture appare trasudare dalla materia, vibrando con essa. 

Dai  primi anni 90 inizia ad esporre periodicamente in collettive e in personali nella provincia di Brescia e in Italia; espone nel 2003 in Inghilterra e negli Stati Uniti. Nel 2001 vince il premio “Stile” all’interno del 10° concorso di pittura “Comune di Sarezzo”. Nel 2004 viene selezionato per la “IV biennale d’arte Postumia giovani” al museo d’arte moderna e contemporanea MAM  a Gazoldo degli Ippoliti.

Nel 1999 collabora alla nascita della Libera Accademia di Belle Arti di Brescia della quale nel 2003 ne diviene il Vice Direttore. Dal 2002 insegna tecniche pittoriche alla Libera Accademia di Belle Arti.

Vive e lavora  a Brescia.

La ricerca nell’arte è la più degna delle preghiere: unione di bellezza e di fede. 

Più la preghiera si eleva più si intuisce la bellezza immutabile. 

Il sacro è il legante della mia ricerca. Il termine sacro evoca, nei migliori dei casi, preconcetti o iconografie sbiadite, nei peggiori riporta a mondi lontani irraggiungibili dai molti, luogo riservato ai pochi. Il mio sentire cerca di cogliere il sacro  nelle vibrazioni emotive di tutti i giorni, manifestandolo a volte con  un impasto di terra, fieno e acqua altre utilizzando materiali sintetici.

Non sono interessato agli avvenimenti contemporanei. Trovo certe tematiche troppo legate al contesto storico, superficie di qualcosa di più profondo e immutabile.

Non mi chiedo cosa voglio dall’arte ma cosa vuole l’arte da me. 

Non vi è in me una vera ricerca del soggetto; è il soggetto che mi viene incontro. Mi è chiaro da tempo che la mia ricerca artistica è  “intento artistico”. Mi protendo con intenzione verso il mondo e aspetto che il mondo mi suggerisca cosa fare. Diviene così sempre più importante leggere i messaggi nascosti della vita in una sorta di semiologia applicata all’esistenza. Risulta evidente che i miei soggetti non possono che trattare archetipi comuni alla storia dell’uomo. I mattoni stabili di ogni società nel tempo e nello spazio. 

La mia arte vorrebbe indagare e manifestare  il bello, la verità.

La terra cruda come materia è stata una scelta naturale e l’ho incontrata proprio mentre cadeva l’ultimo velo tra me e il mio mentale, artefice di gran parte della mia prima produzione artistica. 

Nel 2002 sono passato da materiali fotosensibili chimici con immagini bidimensionali a sculture plasmate  con terra cruda come bisogno urgente di verità. Con il passare degli anni oltre alla terra e altri elementi naturali sono intervenuti materiali anche sintetici.

Il colore è un elemento molto importante, residuo amorevole della mia prima passione : la pittura. Che nelle sculture appare trasudare dalla materia, vibrando con essa o si cela in bianchi smalti.

Contact: