Acchiappasogni

Siamo tutti fratelli

02

Aprile
Produzioni TL
Teatro ragazzi
Mitakuye Oyasin “siamo tutti fratelli” Saluto cerimoniale dei Sioux.
Uno spettacolo per acchiappare i grandi sogni  della cultura Pellerossa: una società in cui il rispetto per la madre terra era sacro. Un mondo in cui ogni creatura aveva uno spirito da onorare, animale o albero che fosse. Lo spettacolo accompagna i bambini in un percorso di storie, simboli  e fiabe della cultura indiana, in cui il rapporto con la terra e la natura ha una forte valore sia fisico che spirituale. In uno spazio magico sovrastato da un grande tavolo le due attrici/animatrici, attraverso un particolare uso di oggetti e simboli, narrano, con parole vive che prendono forma nel loro corpo, una storia che ci avvicina a un mondo apparentemente lontano ma così vicino allo spirito universale dell’uomo. Un’epoca in cui leggende dolcissime vennero narrate, come quella della madre che costruì il primo acchiappasogni per il suo bambino che… Attraverso una narrazione semplice e l’animazione di simboli appartenenti alla grande cultura indiana, si sviluppa questo nuovo percorso artistico rivolto ai ragazzi. Un teatro che è riflessione sui valori di elevazione dello spirito. Un ritorno alle origini e al respiro della vita nel rispetto dell’uomo e della natura che lo circonda.
Questa storia racconta di un bambino pellerossa che per la prima volta si trova ad incontrare le sue paure. Come tutti i bimbi, si rivolge alla sua mamma per essere aiutato. La mamma gli narra allora una storia: è una storia legata ai cicli della vita. Un invito a vincere la paura del cambiamento imparando da tutto ciò che ci circonda, animali, alberi, cielo o terra. Il bimbo ascolta le storie e poco a poco intuisce che è attraverso l’amore per la vita e il lasciarsi andare ad essa che si ritrova la serenità. Imparerà da questo racconto i valori fondamentali dell’esistenza che per i Pellerossa erano un costante tentativo di migliorare sé stessi e la ricerca dello Spirito Divino presente in ogni cosa. Alla fine il nostro piccolo tornerà alla sua tenda più consapevole e felice, con la speranza nel cuore.

Le tematiche principali

Questo spettacolo si propone innanzitutto come un quadro della civiltà pellerossa, ponendo l’accento sulle due caratteristiche che ci sono sembrate più importanti: la spiritualità vissuta come parte integrante di ogni momento della vita e il profondo legame con la Madre Terra. In realtà questi aspetti sono indivisibili, poiché i nativi americani erano certi che il Grande Spirito fosse presente in ogni più piccola parte del Creato. Ecco perché furono una civiltà così profondamente “ambientalista” perché recare danno all’acqua che scorre, alla terra fonte di nutrimento, all’aria che permette di respirare era considerato sacrilego, oltre che stupido, visto che l’umanità dipende dalla cura che ha dell’ambiente in cui vive. Del resto i nostri stessi nonni lavoravano la terra e ne coglievano i frutti in armonia con i cicli della natura. Questo ci porta ad accomunare i bisogni degli uomini di tutto il pianeta, ed a porre l’accento sull’urgenza di tornare al rispetto della natura.

La storia

Lo spettacolo è stato allestito nel 2004, nato dal sogno comune delle due attrici in scena, Alessandra Domeneghini e Danila Zambolo e del regista Sergio Mascherpa, di parlare ai bambini in modo semplice dei grandi insegnamenti di una cultura straordinaria da non dimenticare. Il testo si è andato formando durante il lavoro, ispirato a leggende e tradizioni Pellerossa.

Le tecniche e i linguaggi

Il linguaggio che prevale sugli altri è quello della narrazione supportato dall’utilizzo di oggetti tipici dei Pellerossa: il tamburo di fuoco, il bastone parlante, i cristalli, il teepee (la tenda), gli archi, le piume e naturalmente, l’acchiappasogni, sorta di amuleto che si appende sopra le culle dei neonati e che li accompagna per tutta la vita. I piani di racconto sono due: alle volte le attrici a figura intera, alle volte gli oggetti diventano i protagonisti in un microteatro. Di grande impatto emotivo è la colonna sonora costituita sia da canti originali dal vivo che da musiche tipiche o ispirate alla tradizione Pellerossa.

La scenografia

La scenografia si compone di un fondale-cielo davanti al quale si racconta la storia su un grande tavolo: appaiono terra, alberi, nuvole, animali, insetti e molto altro ancora. Dislocati a lato vi sono grandi ceppi utilizzati sia per appendervi oggetti che come postazione per narrare la storia. La scenografia è stata realizzata da Rossella Zucchi e gli oggetti di scena da Danila Zambolo. Scene semplici e descrittive in cui ritroviamo elementi della Madre Terra e del Padre Cielo vanno a formare man mano un quadro poetico e leggero in cui i bambini possono individuare facilmente i vari passaggi dello spettacolo a cui hanno assistito.

Gli approfondimenti possibili

Cercate insieme ai bambini sassi, foglie, rami, piume e tutto ciò che attira l’attenzione o la simpatia di ognuno. I nativi costruiscono acchiappasogni, bastoni parlanti, scudi o semplici pacchettini  in cui inseriscono tutti gli elementi naturali che credono li possano aiutare nel cammino della vita. Questo lavoro di ricerca e costruzione stimola la fantasia e la creatività allontanando i bambini da sterili giochi moderni e permettendo loro di riscoprire la terra che li circonda e la manipolazione dei materiali. L’approfondimento naturale dello spettacolo è quello di ripercorrere le tradizioni dei Pellerossa:
  •     Gli animali Totem
  •     Le pietre di medicina
  •     Le simbologie dei vari alberi
  •     Le simbologie del numero 4: i colori, le stagioni, le direzioni
  •     La figura del capo spirituale
  •     La preghiera come ringraziamento
  •     La memoria della terra
Un ulteriore ed interessante possibilità è quella di partire dalla memoria dei nostri nonni attraverso racconti, leggende, tradizioni, storie di vita per scoprire che, in fondo, i vari popoli dipendono in egual modo da un’unica radice: il rispetto della Madre Terra.
 
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